domenica 26 gennaio 2014

Sardegna Terra Magica

 La sardegna , terra di antiche culture e tradizioni conosce bene questa antica credenza che assume diverse denominazioni a secondo le località: come ocru malu nel nuorese, ogru malu nel logudorese lu di l’occi nel sassarese e i metodi per annullarne gli effetti attraverso preghiere dette Brebius.
Il significato di brebu è “parola” e in questo caso assumono la caratteristica di parole magiche, gli scongiuri, le frasi capaci di proteggere gli uomini dai malefici e dai fastidi, di ottenere favori e guarigioni nonchè di eliminare” l’ogu malo”.
Ci sono Brebus diversi per varie circostanze quindi ed essi contegono preghiere quali il Padre Nostro, l Ave Maria e il Credo, in una fusione tra il pagano e il cristiano.
Associate alle preghiere si usano spesso elementi naturali quali grano, olio, sale e acqua ecc.
Questi rituali sono e devono rimanere segreti pena la perdita della loro efficacia, e vengono tramandati assieme ad alcuni elementi naturali e arnesi dalla guaritrice alla sua allieva.
Alcune tradizioni vogliono che la guaritrice non chieda compenso ma è premura del”paziente” ripagarla con un dono o una ricompensa secondo gli antichi dettami magici che sono appliccabili in ogni settore esoterico e divinatorio secondo la regola in cui ogni dono dell’ universo deve avere il giusto ringraziamento perchè le energie siano in equilibrio.
Altri elementi d’ uso sono l’ occhio di S. Lucia , la carta e il carbone.Per ottenere risultati il rito va ripetuto da un minimo di tre ad un massimo di nove volte e in alcuni casi gravi è previsto l’intervento di tre diversi guaritori.
Queste “formule magiche” hanno effetto anche se recitate a distanza e senza la presenza della persona colpita ma è utile che la guaritrice abbia qualcosa che appartenga al malato.Naturalmente sarà poi cura del “malato” riferire alla guaritrice del buon esito del rituale in caso contrario il malocchio è troppo forte o di vecchia data ed è necessario ripetere il rito.
Tra i diversi modi per eliminare l’influenza negativa il più diffuso consiste nell’ uso di un bicchiere d’acqua e di alcuni chicchi di grano.
Dopo aver chiesto il nome della persona la guaritrice recita le dovute preghiere. Se questa è stata effettivamente presa d’occhio, il chicco di grano galleggia e se verticalmente si formano delle bollicine sulla sua superficie e si mette a girare c è presenza dell’ influenza nefasta,se il malocchio è molto forte le bollicine scoppiano.
Altro modo per diagnosticare la malattia o negatività si avvalle dell’ uso di filo da cucito bianco col quale si procederà a misurare la persona interessata.Si provvederà quindi a controllare che l’altezza della persona corrisponda alla misura dell’apertura delle sue braccia, se si verifica che c è uno squilibrio si procede al rito di guarigione che cambia secondo le usanze della zona.Normalmente si recita una preghiera e si taglia il filo, si brucia e si recita il Credo.
I Brebus possono essere usati anche per scacciare o annullare effetti negativi di altre situazioni non riconducibili al malocchio quali fenomeni naturali come grandine, temporali ecc…oppure per eliminare pericoli ecc… certo che è richiesta una grande fede nella pratica di questi riti da parte di chi li richiede e se si tratta di bambini piccoli o animali la fiducia deve essere sentita da parte dei genitori o dal proprietario dell” animale.
USO DEGLI AMULETI
L’uso degli amuleti sardi atti a scongiurare il male e le disgrazie si perde nella notte dei tempi.
I materiali più utilizzati a tale scopo sono le conchiglie come nel caso della conchiglia che contiene un mollusco detta ‘pietra di Santa Lucia’(dalla caratteristica forma di occhio umano), che aveva potere taumaturgico su orzaioli,calazi,altre malattie degli occhi e della zona oculare e contro il malocchio,e le sferule di roccia nera, l’ ossidiana soprattutto come uso a pendente poichè nella forma sembra riprendere il globo oculare.C’ era l’ uso di preparare un amuleto, nella zona di Oristano, con foglie o legno di palma, che tenuto al collo era in grado di sconfiggere ogni tipo di male.
Ai neonati veniva preparato un amuleto demoninato su coccu dal bisantino kokkus=granello con lo scopo di proteggerli. Infatti veniva ritenuta molto delicato il momento in cui si esponeva la vista del bambino alla comunità.Poteva essere una pietra o un nastrino atto a proteggere e che assorbiva tutta la negatività destinata alla vittima . Appena arrivava un attacco , se forte, il coccu si poteva rompere deviando su di sè l’ energia negativa.
A queste pietre e gioielli si affiancava l’ uso di nastrini e oggetti in argento finemente lavorati inoltre da storiche notizie del1400 e 1500 si è informati dell’ uso del rosario a scopo prottettivo.Questi gioielli erano tesori di famiglia e venivano tramandati.

Domus De Janas

Le Domus de Janas (case delle fate ) sono tombe scavate nella roccia. Si trovano lungo tutto il bacino del Mediterraneo, ma
particolarmente in Sardegna dove si possono trovare sia isolate che in grandi concentrazioni costituite spesso da più di 40 tombe.
Ne sono state ritrovate più di 2.400 con una densità di circa una per ogni chilometro quadrato e molte rimangono ancora da scavare.Collegate fra di loro da passaggi formano delle necropoli.

Le loro origini si stimano ai tempi della diffusione della cultura di Ozieri ma sono riconducibili probabilmente alla cultura di Bonu Ighinu (Neolitico medio 4000-3400).
Le genti di cultura di Ozieri si diffusero su tutta la Sardegna nel Neolitico finale (3200-2800) provenendo molto probabilmente dal mare. Era una comunità laboriosa e pacifica, dedita all’agricoltura. La loro religione aveva una corrispondenza nelle lontane isole Cicladi e comprendeva l’ adorazione del Sole e del Toro, simboli della forza maschile, della Luna e della Madre Mediterranea, simboli della fertilità femminile. Statuine stilizzate della Dea Madre sono state spesso rinvenute nei luoghi di sepoltura. All’ interno delle tombe sono state ritrovate statuette in alabastro o calcare o marmo rappresentanti la divinità femminile, simbolo della fertilità, ceramiche, punte di freccia e oggetti in ossidiana e selce. Come gioielli collane di denti di cinghiale e di volpe, pendenti in quarzo, bracciali e anelli di rame.
Il cadavere veniva collocato in posizione fetale poichè vi era la speranza in una rinascita dopo la morte dono del potere fecondatore della divinità maschile il Dio Toro e femminile la Dea Madre.Il ‘janu’, fem. ‘Jana’, era la tipologia dell’ indigeno sardo che aveva come caratteristica una struttura fisica minuta ma regolare e proporzionata con un’ altezza al di sotto della media.
Nel leggendario la jana è la figura di una strega che si fonde con quella di una fata.
Queste piccolissime fate vivevano nelle domus de janas e nelle loro uscite notturne, in assenza della luna, si recavano a pregare presso i templi nuragici ed erano costrette a percorrere sentieri ripidi e ricoperti di rovi, per vedere il sentiero si illuminavano rendendosi così visibili. Ciò avveniva in assenza di luce per non rovinare la loro pelle tanto candida.Secondo le credenze di alcune regioni,se ci si avvicinava alle caverne che loro abitavano erano capaci di stendere un velo bianco che ricopriva l’intera pianura incantando di meraviglia il viandante , il quale veniva rapito da nani crudeli che facevavano da servi alle janas.
Erano affiancate dalle muscas maceddas orribili creature-insetti con testa di pecora, un occhio solo al centro della fronte, denti aguzzi, ali corte e, sulla coda, un pungiglione velenoso che avevano il compito di proteggere il tesoro delle janas.
Infatti secondo la leggenda, possedevano telai d’oro, setacci per la farina fatti d’argento con i quali tessevano splendide stoffe e preparavano un pane più leggero dell’ostia e accompagnavano il loro lavoro con un bellissimo canto che nelle notti silenziose dava conforto ai viandanti solitari.
A Tonàra, Isili e Asùni vivono in caverne e assumo l’immagine di tipiche streghe malvagie che rapiscono i bambini. La loro regina, Sa Jana Maìsta, assale gli uomini che transitano vicino alla sua grotta per succhiargli il sangue e poi rinchiudersi nella caverna e partorire dei figli.
A volte proteggono le grotte naturali, e i vecchi edifici e alcune erano in grado di predire il futuro, quelle che abitavano i nuraghi avevano l’ aspetto di gigantesse dagli enormi seni.
( Alcune di queste informazioni sono tratte da Wikipedia)


Bruja

(brùsa, bru(i)xa è una parola di origine spagnola che indica prevalentemente una strega
dalle caratteristiche di donna misteriosa,libera e selvaggia.
Queste donne affascinanti possono essere madri, mogli, amanti durante il giorno e creature magiche di notte.
Il fatto di essere donne di popoli la cui origine è legata al fuoco, all’ aria e al vento fa si che il loro potere sia pari al loro splendore che le lega agli elementali e il loro percorso spirituale si accompagna proprio alla natura.
In Sardegna gli elementi naturali di acqua e fuoco diventano più che mai sacri , come ad esempio nel caso dei pozzi sacri dove le streghe si radunano in cerchio: Pozzi che vantano poteri magnetici e terapeutici chiamati anche templi a pozzo, che sorgevano quasi sempre in corrispondenza di una fonte dove i nuragici praticavano il culto delle acque, elemento fondamentale della loro religione,. Probabilmente questi riti erano collegati alla fertilità della Dea Madre terrestre e alla Luna considerata la Dea Madre celeste.Questi pozzi sembra siano stati costruiti secondo un particolare orientamento astronomico: il sole si rifletterebbe in alcuni pozzi sacri, durante gli equinozi primaverili ed autunnali e in altri, invece, durante i solstizi estivi ed invernali. Inoltre la luna ogni 18 anni e mezzo raggiunge la sua massima declinazione e andrebbe a specchiarsi esattamente dentro il pozzo attraverso la sua apertura.
Tra i loro poteri le bruje sarde hanno quello del contatto con gli spiriti degli antenati, l’ uso di erbe e pozioni che rafforzavano con gesti e antiche formule che venivano tramandati, e ancora oggi è così, nella segretezza secondo arcane tradizioni.Questi poteri vengono passati da una strega che cede i propri poteri, i propri strumenti e le proprie formule a un altra donna, figlia o nipote, raramente una nuora, se non ci sono donne in famiglia a cui cedere la magica eredità la bruja adotta spiritualmente una ragazza da una famiglia numerosa e questa prendeva il nome di fill’eanima.
La Bruja vista in senso più dispreggiativo assume , in alcune zone della Sardegna , il nome di Is Cogas che vuol dire cornacchia.
Le coga si sposavano raramente e non avevano il fascino delle Bruje, erano quindi streghe viste in senso dispreggiativo
Le mamme e le nonne per difendere il loro neonato dalle Is Cogas,per precauzione, mettevano sotto il letto dove dormiva il bambino due spiedi a croce appoggiati su un treppiede rovesciato: in questo modo distraevano le Is Cogas.
Oppure si posizionava una falce rivolta verso l’alto, nella porta di ingresso.Così come in altre zone di Italia si posizionava davanti alle porte e alle stalle una scopa di saggina.La coga avrebbe passato tutta la notte a contare i denti della falce così come le streghe di altre zone avrebbero contato i fili di saggina della scopa, in questo modo la strega sarebbe stata impegnata tutta la notte e non avrebbe avuto il tempo per compiere alcun malefizio. A volte per proteggere il piccolo si usava mettere vicino alla culla un rosario benedetto e un bastone di canna, altre volte le forbici aperte o del sale.
Poichè la Coga agiva col favore delle tenebre ci metteva tutta la notte a contare i grani del rosario e quindi all’ alba fuggiva senza essere riuscita nel loro scopo.

Pannas e Abbaccadora


Le leggende narrano che quando una donna moriva di parto era soggetta a diventare Pana o lavandaia in quanto il decesso era avvenuto in un momento particolare della sua esistenza considerato “impuro”.
Le Panas avevano le stesse sembianze che avevano da vive e potevano essere scorte lungo i ruscelli posti ai crocevia, fra l’una e le tre del mattino, mentre lavavano i panni del parto macchiati di sangue e le fasce della loro creatura,cantando una tristissima ninna-nanna. Mentre facevano questo non dovevano parlare o interrompere il lavoro altrimenti dovevano ricominciare daccapo il tempo del loro lavoro. Questa maledizione durava dai due a i sette anni.
E’ credenza popolare che non si debbano lasciare i panni dei neonati stesi ad asciugare dopo il tramonto perchè le panas potrebbero disturbare il loro sonno, inoltre se le Panas venivano disturbate da qualcuno mentre erano intente a lavare, esse si vendicavano spruzzandogli addosso acqua bollente, che scottava.
Misteriosa è la figura della Abbaccadora cioè colei che termina, che nei tempi addietro era la persona addetta a praticare l’ eutanasia.Essa aveva il compito di occuparsi sia delle nascite quale levatrice sia della morte che con l’eutanasia applicava solo a scopi umanitari.
Ufficialmente faceva altri lavori (contadina,sarta ecc) e la notte veniva chiamata dai familiari dell’agonizzante per far cessare le sofferenze.Molti antropologi non ritengono che siano realmente esistite le abbaccadora ma altri riferimenti alle pratiche di eutanasia simbolica o attiva si ritrovano anche in altri ambiti del Mediterraneo.
Altro rito che veniva compiuto per facilitare il decesso da parte dell’ abbaccadora era quello di togliere dalla stanza del moribondo tutte le immagini sacre e tutti gli oggetti a lui cari con lo scopo di rendere più semplice e meno doloroso il distacco dello spirito dal corpo poichè il gesto dell abbaccadora era considerato dalla comunità come un gesto amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi alleviando la sofferenza di chi non poteva essere curato :lei era considerata l’ultima madre.(Alcuni stralci dell articolo sono tratti da wikipedia ma molto è stato fatto grazie alla collaborazione di una splendida Bruja sarda).





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