domenica 8 dicembre 2013

7 Dicembre Sant' Ambrogio

Aurelio Ambrogio è nato probabilmente a Treviri nel 339-340  ed è morto a Milano nel 397.


E' stato vescovo (un pò controvoglia) e uno scrittore per poi divenire un santo romano, tanto che la Chiesa cattolica lo considera tra i quattro massimi dottori della Chiesa, assieme a san Girolamo, sant'Agostino e san Gregorio I papa.
Con san Carlo Borromeo e san Galdino è patrono Milano, della quale fu vescovo dal 374 fino alla morte. La basilica a lui dedicata ne conserva le spoglie.
Molte leggende fiorirono attorno a questo Santo.
Sembra che la piazza dove è edificata la sua Chiesa in Milano, fosse stata luogo di battaglia tra il Santo e il diavolo. La prova è la colonna eretta nella piazza stessa e fornita di 2 fori, impronta delle corna del diavolo che vi si sono impiantate.
Il diavolo fece fatica  a svincolarsi e lasciò il segno. La tradizione dice che mettendo 2 dita nei fori si ottenga fortuna (con tutto il brontolare lasciato dal diavolo ho i miei dubbi) e che è possibile "origliarci " per sentire i rumori del fiume infernale, lo Stige. Raramente un leggero odore di Zolfo è diffuso nell' aria. Lo stesso odore lasciato dal demonio che per liberarsi sparì in una nuvola di zolfo.
Questa zona nel IV secolo era un cimitero, per questo si dice che a Pasqua, il carro di Satana sia lì visibile per trasportare  le anime dei defunti agli inferi.
In realtà detta colonna nulla a che fare col diavolo, ma è stata rappresentativa di giuramento per gli Imperatori Germanici, i quali la dovevano abbracciare a simbolo della propria rettitudine e giustizia nel governare. E qui l' attributo di buona fortuna ci potrebbe stare, ma nulla vieta di seguire la leggenda e provare ad annusare nello spazio attorno alla colonna... ma attenzione: l' immaginazione gioca scherzetti...
Molto meglio dedicare l' attenzione al serpente in bronzo posto in una colonna della navata centrale. Portato, sembrerebbe da Arnolfo da Arsago, arcivescovo milanese, attorno all’ anno mille, dopo averlo prelevato da un monumento al centro dell' ippodromo di Costantinopoli. 
Il mito dice sia stato forgiato addirittura da Mosè,per scacciare i serpenti velenosi e salvare chi era colpito dal loro morso. Ma ciò che conta sono le sue virtù terapeutiche specie nel campo delle malattie intestinali e dai vermi. Basta toccarlo si diceva... e la leggenda prosegue narrando che esso si scioglierà alla fine del
mondo per tornare là dove ebbe origine.

Ma i racconti sul Santo proseguono e sono innumerevoli : dallo sciame d' api che lo avvolse entrandogli in bocca quando era ancora in culla, alla sua apparizione nella battaglia di Parabiago a sostegno di Luchino Visconti che combatteva contro Lodriso Visconti. 
Tanto che una chiesa fu edificata in merito all' episodio : chiesa di Sant'Ambrogio della Vittoria.
E ancora: il riconoscimento di uno dei chiodi della croce di Cristo, appeso ora sopra l' altare maggiore del Duomo in Milano.
A proposito del chiodo vi è un racconto particolare che si lega un pò alle tradizioni magiche. Conosciamo tutti le preghiere, le segnature in cui si nomina Santa Elena che getta in mare un chiodo per sedare una tempesta. Il chiodo in questione era uno dei 4 chiodi della croce di Cristo rinvenuti da sant'Elena Imperatrice durante il suo viaggio in Terra santa nel 327-328.
E' stato poi quello rinvenuto da Sant' Ambrogio, nella bottega di un fabbro che non riusciva a raddrizzarlo dando vita a scintille eccellenti.
Ed è con la Nivola, un marchingegno progettato, sembra , dal grande Leonardo, che ogni anno, al 13 settembre permette di raggiungere il Chiodo Sacro e un frammento della Croce di Gesù,al Vescovo che celebra la  processione.




Tipica manifestazione antica milanese è il mercatino degli Oh bej! Oh bej! risalente al 1288 quando la festa di Sant' Ambrogio era ancora sita a Santa Maria Maggiore.
Agli inizi del 1500 il fervore per la chiesa era andato diminuendo e l' incarico di conquistare l' affetto dei milanesi per il papa fu dato a tale Giannetto Castiglione, primo Gran Maestro dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, il quale distribuì doni ai bambini dando origine alla tradizione che vedeva tra l' altro enormi file di castagne -caldarroste unite da un filo (firunatt”) mostarda e castagnaccio.

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