sabato 16 novembre 2013

Il Brutto Anattroccolo

IL BRUTTO ANATTROCCOLO

Il brutto anatroccolo è una fiaba danese di Hans Christian Andersen, pubblicata   l'11 novembre 1843 col titolo originale: Den grimme ælling.  


LA FAVOLA

In una nidiata di anatroccoli, uno si presenta diverso dagli altri: bruttino, grassoccio, buffo e grigiastro. Mamma anatra cerca di accettarlo, ma si creano disagi, è fuori luogo e si sente chiaramente, per questo motivo si isola, allontanandosi.L' inverno alle porte era per lui un pericolo, da solo e triste rischiava di morire congelato.
Ma riuscì a passare la stagione fredda e giunto presso uno stagno  incontra   un gruppo di splendidi cigni a cui si avvicina, attratto dalla loro bellezza, a sorpresa , loro gli gli danno il benvenuto e lo accettano. Specchiandosi nell'acqua,si accorge della sua identità: essere uno splendido cigno.




Il brutto anatroccolo:

L'estate era iniziata; i campi agitavano le loro spighe dorate, mentre il fieno tagliato profumava la campagna.
In un luogo appartato, nascosta da fitti cespugli vicini ad un laghetto, mamma anatra aveva iniziato la nuova cova.
Siccome riceveva pochissime visite, il tempo le passava molto lentamente ed era impaziente di vedere uscire dal guscio la propria prole… finalmente, uno dopo l'altro, i gusci scricchiolarono e lasciarono uscire alcuni adorabili anatroccoli gialli.

- Pip! Pip! Pip! Esclamarono i nuovi nati, il mondo è grande ed è bello vivere!-
- Il mondo non finisce qui,- li ammonì mamma anatra,- si estende ben oltre il laghetto, fino al villaggio vicino, ma io non ci sono mai andata. Ci siete tutti? - Domandò. 
Mentre si avvicinava, notò che l'uovo più grande non si era ancora schiuso e se ne meravigliò.
Si mise allora a covarlo nuovamente con aria contrariata.
- Buongiorno! Come va? - Le domandò una vecchia anatra un po' curiosa che era venuta in quel momento a farle visita.

- Il guscio di questo grosso uovo non vuole aprirsi, guarda invece gli altri piccoli, non trovi che siano meravigliosi?-
- Mostrami un po' quest'uovo. - Disse la vecchia anatra per tutta risposta. - Ah! Caspita! Si direbbe un uovo di tacchina! Ho avuto anche io, tempo fa, Questa sorpresa: Quello che avevo scambiato per un anatroccolo era in realtà un tacchino e per questo non voleva mai entrare in acqua. Quest'uovo è certamente un uovo di tacchino. Abbandonalo ed insegna piuttosto a nuotare agli altri anatroccoli!-
- Oh! Un giorno di più che vuoi che mi importi! Posso ancora covare per un po'. - Rispose l'anatra ben decisa.-
- Tu sei la più testarda che io conosca! - Borbottò allora la vecchia anatra allontanandosi.
Finalmente il grosso uovo si aprì e lascio uscire un grande anatroccolo brutto e tutto grigio.
- Sarà un tacchino! - Si preoccupò l'anatra. - Bah! Lo saprò domani!-
Il giorno seguente, infatti, l'anatra portò la sua piccola famiglia ad un vicino ruscello e saltò nell'acqua: gli anatroccoli la seguirono tutti, compreso quello brutto e grigio.
- Mi sento già più sollevata, - sospirò l'anatra, - almeno non è un tacchino! Ora, venite piccini, vi presenterò ai vostri cugini.-

La piccola comitiva camminò faticosamente fino al laghetto e gli anatroccoli salutarono le altre anatre.
- Oh! Guardate, i nuovi venuti! Come se non fossimo già numerosi!… e questo anatroccolo grigio non lo vogliamo! - Disse una grossa anatra, morsicando il poverino sul collo.-
- Non fategli male! - Gridò la mamma anatra furiosa - E' così grande e brutto che viene voglia di maltrattarlo! - Aggiunse la grossa anatra con tono beffardo.- E' un vero peccato che sia così sgraziato, gli altri sono tutti adorabili, - rincarò la vecchia anatra che era andata a vedere la covata.
- Non sarà bello adesso, può darsi però che, crescendo , cambi; e poi ha un buon carattere e nuota meglio dei suoi fratelli, - assicurò mamma anatra, - 
-La bellezza, per un maschio, non ha importanza, - concluse, e lo accarezzò con il becco - andate, piccoli miei, divertitevi e nuotate bene!-
Tuttavia, l'anatroccolo, da quel giorno fu schernito da tutti gli animali del cortile: le galline e le anatre lo urtavano, mentre il tacchino, gonfiando le sue piume, lo impauriva.
Nei giorni che seguirono, le cose si aggravarono: il fattore lo prese a calci e i suoi fratelli non perdevano occasione per deriderlo e maltrattarlo.

Il piccolo anatroccolo era molto infelice. Un giorno, stanco della situazione, scappò da sotto la siepe. 
Gli uccelli, vedendolo, si rifugiarono nei cespugli. "sono così brutto che faccio paura!" pensò l'anatroccolo.
Continuò il suo cammino e si rifugiò, esausto, in una palude abitata da anatre selvatiche che accettarono di lasciargli un posticino fra le canne.

Verso sera, arrivarono due oche selvatiche che maltrattarono il povero anatroccolo già così sfortunato.
Improvvisamente, risuonarono alcuni spari… le due oche caddero morte nell'acqua! I cacciatori, posti intorno alla palude, continuarono a sparare. Poi i lori cani solcarono i giunchi e le canne. Al calar della notte, il rumore cessò.
Il brutto anatroccolo ne approfittò per scappare il più velocemente possibile. Attraversò campi e prati, mentre infuriava una violenta tempesta. Dopo qualche ora di marcia, arrivò ad una catapecchia la cui porta era socchiusa.
L'anatroccolo si infilò dentro: era la dimora di una vecchia donna che viveva con un gatto ed una gallina. Alla vista dell'anatroccolo, il micio cominciò a miagolare e la gallina cominciò a chiocciare, tanto che la vecchietta, che aveva la vista scarsa, esclamò:
- Oh, una magnifica anatra! Che bellezza, avrò anche le uova… purché non sia un' anatra maschio! Beh, lo vedremo, aspettiamo un po'!-La vecchia attese tre lunghe settimane… ma le uova non arrivarono e cominciò a domandarsi se fosse davvero un'anatra! Un giorno, il micio e la gallina, che dettavano legge nella stamberga, interrogarono l'anatroccolo:
- Sai deporre le uova? - domandò la gallina;
- No… - rispose l'anatroccolo un po' stupito.
- Sai fare la ruota? - domandò il gatto;
- No, non ho mai imparato a farla! - rispose l'anatroccolo sempre più meravigliato.
- Allora vai a sederti in un angolo e non muoverti più! - gli intimarono i due animali con cattiveria.Improvvisamente, un raggio di sole e un alito di brezza entrarono dalla porta.

L'anatroccolo ebbe subito una grande voglia di nuotare e scappò lontano da quegli animali stupiti e cattivi.
L'autunno era alle porte, le foglie diventarono rosse poi caddero.
Una sera, l'anatroccolo vide alcuni bellissimi uccelli bianco dal lungo collo che volavano verso i paesi caldi. Li guardò a lungo girando come una trottola nell'acqua del ruscello per vederli meglio: erano cigni! Come li invidiava! 
L'inverno arrivò freddo e pungente; l'anatroccolo faceva ogni giorno un po' di esercizi nel ruscello per riscaldarsi. Una sera dovette agitare molto forte le sue piccole zampe perché l'acqua intorno a lui non gelasse: ma il ghiaccio lo accerchiava di minuto in minuto… finché, esausto e ghiacciato, svenne.
Il giorno seguente, un contadino lo trovò quasi senza vita; ruppe il ghiaccio che lo circondava e lo portò ai suoi ragazzi che lo circondarono per giocare con lui. Ahimè, il poveretto ebbe una gran paura e si gettò prima dentro un bidone di latte e poi una cassa della farina. Finalmente riuscì ad uscire e prese il volo inseguito dalla moglie del contadino.

Ancora una volta il brutto anatroccolo scappò ben lontano per rifugiarsi, esausto, in un buco nella neve.
L'inverno fu lungo e le sue sofferenze molto grandi… ma un giorno le allodole cominciarono a cantare e il sole riscaldò la terra: la primavera era finalmente arrivata!
L'anatroccolo si accorse che le sue ali battevano con molto più vigore e che erano anche molto robuste per trasportarlo sempre più lontano. Partì dunque per cercare nuovi luoghi e si posò in un prato fiorito. Un salice maestoso bagnava i suoi rami nell'acqua di uno stagno dove tre cigni facevano evoluzioni graziose. Conosceva bene quei meravigliosi uccelli! L'anatroccolo si lanciò disperato verso di loro gridando:
- Ammazzatemi, non sono degno di voi!-

Improvvisamente si accorse del suo riflesso sull'acqua: che sorpresa! Che felicità! Non osava crederci: non
era più un anatroccolo grigio… era diventato un cigno: come loro!!
I tre cigni si avvicinarono e lo accarezzarono con il becco dandogli così il benvenuto, mentre alcuni ragazzi attorno allo stagno declamavano a gran voce la sua bellezza e la sua eleganza.
Mise la testa sotto le ali, quasi vergognoso di tanti complimenti e tanta fortuna: lui che era stato per tanto tempo un brutto anatroccolo era finalmente felice e ammirato.

Hans Christian Andersen

Andersen vede una analogia tra la fiaba e la sua vita da ragazzo, quando, a causa della sua presunta omosessualità, veniva emarginato. La simbologia è ben chiara, le difficoltà adolescenziali che si superano con le fatiche e la maturazione acquisita nella crescita, il tutto sottolineato dall' importanza di solide basi familiari. Queste diversità che isolano , potrebbero essere viste come qualcosa di speciale, una caratteristica che arricchisce. E' il caso del ragazzo troppo timido ma che poi nasconde in sè capacità superiori alla media. E' noto che molte tra le donne più belle del mondo, da bambine o adolescenti sono piene di difetti. ,Una volta cresciute, questi difetti, sono proprio il loro punto di forza.
Senza entrare troppo in un discorso psicologico analizziamo la magia di questa fiaba così speciale. Qui non ci sono incantesimi o maghi e streghe, vediamo quindi, la simbologia del cigno e di come Madre Natura guidi la ruota dell' anno.
Il piccolo anattroccolo si scopre cigno dopo il passaggio delle stagione e la sofferenza, così l' anima si evolve attraverso la conoscenza e lo scorrere del tempo. Ciò che è disprezzato dagli altri sono in realtà caratteristiche che nel soggetto sono sinonimo di bellezza e armonia. Non può essere riconosciuto dai suoi simili... nessuno sapeva come poteva essere un piccolo cigno, e in base a questa ignoranza,disprezzato. E' il guardare all' esteriorità, il non accettare il diverso, che si sottolinea alla fine in un capovolgimento della situazione: il piccolo e brutto si evolve... la sua non era una carenza, ma un dono tanto da far sentire perdenti chi tanto lo disprezzava (bel colpo di ritorno si sono presi). L' insegnamento spirituale è che è meglio evitare di far del male inutilmente.. la legge del tre è in atto anche in questi casi.
Passiamo però a un lato più piacevole, il lato poetico e magico che si lega alla maestosità del cigno.
Nel mito è sacro alla Dea Saraswati, Divinità fluviale della guarigione, della saggezza, della purezza e della conoscenza, e il primo uovo aureo fu deposto proprio da un cigno. Sacro anche  a Venere che l' ha quale guida al suo carro.

Come animale totem esprime l' accettazione del mutamento, un alchimia sudata e sofferta che diventa fonte di trasformazione, di conoscenza e elevazione.Con questa elevazione si svilluppa una più profonda capacità intuitiva e divinatoria.
Questo animale , il cui nome si traduce in cantante, in realtà non canta proprio bene , ma la particolarità è che canta prima di morire...un inno alla vita e al passaggio con la morte, al ricongiungersi col Divino, come diceva Socrate.La paura della morte si affronta col dolore di separarsi da chi si ama sulla terra e viene superata per l' amore col Divino e il desiderio di ricongiungersi a lui.
Per questo vengono squarciati i veli sul futuro... chi ha un cigno quale animale totem non ha paura della verità.


Il Cigno è anche il nome di una costellazione settentrionale tra le 48 elencate da Tolomeo,  nonchè una delle 88 moderne costellazioni. La frequenza con cui si ripete il numero 8 legato a questa costellazione indica il susseguirsi della ruota e l' infinito.
Le sue stelle principali,per la loro disposizione gli fanno dare l' appellativo di Croce del Nord  
Cygnus  è simbolo di un cigno che spicca il volo dalla Via Lattea estiva, volando verso sud.

Il 28 ottobre 312 ebbe a svolgersi la battaglia di Ponte Milvio  tra Costantino I e Massenzio e la vittoria di Costantino segnò l'inizio di una nuova era per tutto l'impero.Sembrerebbe che a questa battaglia vi fosse legata una visione avuta da Costantino:
TraLE  versioni legate alla visione vi è quella di una croce di luce che  sembra fosse proprio la croce del cigno unita ad un allineamento planetario (Saturno, Giove, Marte e Venere). Le Divinità di questi pianeti sono, in parte, associati, nel mito al cigno.
(In cigno si trasformò Zeus quando sedusse la bella Leda, il cigno nero, raro e solitario a Saturno, la bella Afrodite al cigno bianco).

Incantesimo del cigno:

Un talismano di piume di cigno accresce grazia e bellezza, sarà guida nei momenti "difficili". Gettare una piuma di cigno dopo averci espresso un desiderio, in un fiume raggiungerà le Divinità acquatiche.
Muovere le piume di cigno vicino ad un corso d' acqua richiamerà le attenzioni delle ondine.

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