domenica 17 novembre 2013

Biancaneve

Biancaneve è una fiaba della tradizione popolare, raccolta e rivista dai fratelli Grimm. Favola molto discussa, un pò crudele in certi tratti, ricca di magia e incantesimi. Quello che è interessante per noi è che si presume non si tratti di una favola, ma di una storia reale e, purtroppo,non a lieto fine.
Riassunto della storia, anche se bene o male è conosciuta da tutti.
Biancaneve è figlia di una regina, ispirata  a questo nome particolare, in un giorno di neve, in cui cucendo ,chiedeva la grazia di una figlia. 
La regina ottiene la grazia ma muore di parto e il Re si risposa. La matrigna di Biancaneve è atta ad arti magiche e odia la posizione sociale della fanciulla.
Cerca di farla uccidere da un cacciatore, che preso da rimorso si ritrae, nascostamente, dall' ingrato compito.
Biancaneve si rifugia nella foresta, trova ristoro nella casa dei 7 nani, piccoli miniatori che vivono al margine del bosco.
Grazie alla divinazione con lo specchio, la regina scopre l' inganno e decide di avvelenare Biancaneve , dopo essersi tramutata in vecchia.
Le offre una mela avvelenata che crea morte apparente. Ma i nani presi da compassione, rifiutano di seppellirla e la pongono in una specie di teca di vetro. 
Un principe la nota , apre la teca , la prende tra le braccia e il torsolo di mela che Biancaneve aveva incastrato in gola, cade, la giovane si sveglia dalla catalessi mentre la regina di prende il giusto colpo di ritorno,che secondo varianti è la condanna del Re, il rogo o la scossa mortale di un fulmine.

Come abbiamo visto gli ingredienti magici sono parecchi. ma sembra che dopo studi e ricerche, Biancaneve sia stata identificata in tale Maria Sophia Margaretha Catherina von Erthal, nata a Lohr, in Bassa Franconia nella prima metà del 1700.
Di famiglia agiata, rimane orfana di madre e a causa del comportamento della matrigna Claudia Elisabeth von Reichenstein' è costretta  a scappare nei boschi. La zona è ricca di miniere e a causa dei cunnicoli sono bambini o persone basse a lavorare in essa, ecco spiegato i nani. Inoltre lo specchio parlante esiste davvero.. si tratta di un oggetto in voga in quel periodo, che ripeteva le frasi. Una sorta di passatempo della società dei ricchi. Ma chi pratica magia non può escludere l' uso dello specchio nero. Lo specchio con cui fare divinazione.
la fine della giovane Biancaneve è stata tragica, morì colpita dal vaiolo probabilmente. Il castello degli Erthal è ancora un attrazione turistica come museo.

(Specchio della matrigna con cui è possibile ancora oggi parlare).


Una seconda versione identifica Biancaneve in  Margaretha von Waldeck, giovane nobile di Bruxelles, anch' essa orfana di madre, anch' essa con un a severa matrigna,innamorata e ricambiata dal principe Filippo II di Spagna,sarebbe stata avvelanata, proprio per questa sua relazione.Non fu quindi la matrigna , per l ' altro già morta all' epoca del decesso, ma di un complotto reale. I nani sono attribuibili al fatto che il fratello di Margaretha aveva miniere in cui lavoravano bambini. Margaretha morì a 21 anni il 15 marzo 1554.
La pietà popolare ha cambiato il finale triste di queste storie così dolorose... decidendo una fine più romantica e un riscatto per le vittima. 

LA FAVOLA

Una volta, nel cuor dell'inverno, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, una regina cuciva, seduta accanto a una finestra, dalla cornice d'ebano.
E così, cucendo e alzando gli occhi per guardar la neve, si punse un dito, e caddero nella neve tre gocce di sangue.
Il rosso era così bello su quel candore, ch'ella pensò:
"Avessi una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come il legno della finestra!"
Poco dopo diede alla luce una figlioletta bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come l'ebano; e la chiamarono Biancaneve. 
E quando nacque, la regina morì.
Dopo un anno il re prese un'altra moglie; era bella, ma superba e prepotente, e non poteva sopportare che qualcuno la superasse in bellezza.

Aveva uno specchio magico, e nello specchiarsi diceva:
- Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?
E lo specchio rispondeva: Nel regno, Maestà, tu sei quella.
Ed ella era contenta, perché sapeva che lo specchio diceva la verità.
Ma Biancaneve cresceva, diventava sempre più bella e a sette anni era bella come la luce del giorno e ancor più della regina.
Una volta che la regina chiese allo specchio: 
Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?
lo specchio rispose: Regina, la più bella qui sei tu, ma Biancaneve lo è molto di più.
La regina allibì e diventò verde e gialla d'invidia.
Da quel momento la vista di Biancaneve la sconvolse, tanto ella odiava la bimba.
E invidia e superbia crebbero come le male erbe, così che ella non ebbe più pace né giorno né notte. 
Allora chiamò un cacciatore e disse:
- Porta la bambina nel bosco, non la voglio più vedere. Uccidila, e mostrami i polmoni e il fegato come prova della sua morte -.
Il cacciatore obbedì e condusse la bimba lontano; ma quando estrasse il coltello per trafiggere il suo cuore innocente, ella si mise a piangere e disse: 
- Ah, caro cacciatore, lasciami vivere! Correrò nella foresta selvaggia e non tornerò mai più -. 
Ed era tanto bella che il cacciatore disse, impietosito:
- Và, pure, povera bambina-. "Le bestie feroci faranno presto a divorarti", pensava; ma sentiva che gli si era levato un gran peso dal cuore, a non doverla uccidere.
E siccome proprio allora arrivò di corsa un cinghialetto, lo sgozzò, gli tolse i polmoni e il fegato e li portò alla regina come prova.
Il cuoco dovette salarli e cucinarli, e la perfida li mangiò, credendo di mangiare i polmoni e il fegato di Biancaneve.

Ora la povera bambina era tutta sola nel gran bosco e aveva tanta paura che badava anche alle foglie degli alberi e non sapeva che fare.
Si mise a correre e corse sulle pietre aguzze e fra le spine; le bestie feroci le passavano accanto, ma senza farle alcun male.
Corse finché le ressero le gambe; era quasi sera, quando vide una casettina ed entrò per riposarsi. 
Nella casetta tutto era piccino, ma lindo e leggiadro oltre ogni dire.
C'era una tavola apparecchiata con sette piattini: ogni piattino col suo cucchiaino, e sette coltellini, sette forchettine e sette bicchierini.

Lungo la parete, l'uno accanto all'altro, c'eran sette lettini, coperti di candide lenzuola. 
Biancaneve aveva tanta fame e tanta sete, che mangiò un po' di verdura con pane da ogni piattino, e bevve una goccia di vino da ogni bicchierino, perché non voleva portar via tutto a uno solo.
Poi era così stanca che si sdraiò in un lettino ma non ce n'era uno che andasse bene: o troppo lungo o troppo corto, finchè il settimo fu quello giusto: ci si coricò, si raccomandò a Dio e si addormentò. A buio, arrivarono i padroni di casa: erano i sette nani, che scavavano i minerali dai monti.
Accesero le loro sette candeline e, quando la casetta fu illuminata, videro che era entrato qualcuno; perché non tutto era in ordine, come l'avevan lasciato.
Il primo disse:
- Chi si è seduto sulla mia seggiolina?-
Il secondo: - Chi ha mangiato dal mio piattino?-
Il terzo: - Chi ha preso un po' del mio panino?- 
Il quarto: - Chi ha mangiato un po' della mia verdura?- 
Il quinto: - Chi ha usato la mia forchettina?-
Il sesto: - Chi ha tagliato col mio coltellino?- 
Il settimo: - Chi ha bevuto dal mio bicchierino?- 
Poi il primo si guardò intorno, vide che il suo letto era un po' ammaccato e disse:
- Chi mi ha schiacciato il lettino?-
Gli altri accorsero e gridarono: - Anche nel mio c'è stato qualcuno -.
Ma il settimo scorse nel suo letto Biancaneve addormentata.
Chiamò gli altri, che accorsero e gridando di meraviglia presero le loro sette candeline e illuminarono Biancaneve.
– Ah, Dio mio! ah, Dio mio! – esclamarono: - Che bella bambina! –
Ed erano così felici che non la svegliarono e la lasciarono dormire nel lettino.
Il settimo nano dormì coi suoi compagni, un'ora con ciascuno; e la notte passò.
Al mattino, Biancaneve si svegliò e s'impaurì vedendo i sette nani.
Ma essi le chiesero gentilmente: - Come ti chiami?- Mi chiamo Biancaneve,- rispose. – Come sei venuta in casa nostra?- dissero ancora i nani.
Ella raccontò che la sua matrigna voleva farla uccidere, ma il cacciatore le aveva lasciato la vita ed ella aveva corso tutto il giorno, finchè aveva trovato la casina.
I nani dissero: - Se vuoi curare la nostra casa, cucinare, fare i letti, lavare, cucire e far la calza, e tener tutto in ordine e ben pulito, puoi rimanere con noi, e non ti mancherà nulla.
– Sì,- disse Biancaneve,- di gran cuore-.

E rimase con loro.
Teneva in ordine la casa; al mattino essi andavano nei monti, in cerca di minerali e d'oro, la sera tornavano, e la cena doveva essere pronta. Di giorno la fanciulla era sola. I nani l'ammonivano affettuosamente, dicendo:
- Guardati dalla tua matrigna; farà presto a sapere che sei qui: non lasciar entrare nessuno. Ma la regina, persuasa di aver mangiato i polmoni e il fegato di Biancaneve, non pensava ad altro, se non ch'ella era di nuovo la prima e la più bella; andò davanti allo specchio e disse: 
- Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?
E lo specchio rispose: - Regina, la più bella qui sei tu; ma al di là di monti e piani, presso i sette nani, Biancaneve lo è molto di più.
La regina inorridì, perché sapeva che lo specchio non mentiva mai, e si accorse che il cacciatore l'aveva ingannata e Biancaneve era ancora viva.
E allora pensò di nuovo come fare ad ucciderla: perché, s'ella non era la più bella di tutto il paese, l'invidia non le dava requie.

Pensa e ripensa, finalmente si tinse la faccia e si travestì da vecchia merciaia, in modo da rendersi del tutto irriconoscibile. Così trasformata, passò i sette monti, fino alla casa dei sette nani, bussò alla porta e gridò: 
- Roba bella, chi compra! chi compra!- Biancaneve diede un'occhiata dalla finestra e gridò:
- Buon giorno, brava donna, cos'avete da vendere?
– Roba buona, roba bella,- rispose la vecchia,- stringhe di tutti i colori -. E ne tirò fuori una, di seta variopinta.
"Questa brava donna posso lasciarla entrare", pensò Biancaneve; aprì la porta e si comprò la bella stringa. 
– Bambina, - disse la vecchia,- come sei conciata! Vieni, per una volta voglio allacciarti io come si deve-. 
La fanciulla le si mise davanti fiduciosa e si lasciò allacciare con la stringa nuova: ma la vecchia strinse tanto e così rapidamente che a Biancaneve mancò il respiro e cadde come morta. 
– Ormai lo sei stata la più bella,- disse la regina, e corse via. 
Presto si fece sera e tornarono i sette nani: come si spaventarono, vedendo la loro cara Biancaneve stesa a terra, rigida, come se fosse morta!
La sollevarono e, vedendo che era troppo stretta alla vita, tagliarono la stringa.
Allora ella cominciò a respirare lievemente e a poco a poco si rianimò. 
Quando i nani udirono l'accaduto, le dissero: 
- La vecchia merciaia altri non era che la scellerata regina; sta' in guardia, e non lasciar entrare nessuno, se non ci siamo anche noi.
Ma la cattiva regina, appena arrivata a casa, andò davanti allo specchio e chiese:
- Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?
Come al solito, lo specchio rispose: 
- Regina, la più bella qui sei tu; ma al di là di monti e piani, presso i sette nani, Biancaneve lo è molto di più.
A queste parole, il sangue le affluì tutto al cuore dallo spavento, perché vide che Biancaneve era tornata in vita.
"Ma adesso,. pensò,- troverò qualcosa che sarà la tua rovina"; e, siccome s'intendeva di stregoneria, preparò un pettine avvelenato. Poi si travestì e prese l'aspetto di un'altra vecchia. Passò i sette monti fino alla casa dei sette nani, bussò alla porta e gridò: 
- Roba bella! roba bella! –
Biancaneve guardò fuori e disse: 
- Andate pure, non posso lasciar entrare nessuno.
– Ma guardare ti sarà permesso,- disse la vecchia; tirò fuori il pettine avvelenato e lo sollevò.
Alla bimba piacque tanto che si lasciò sedurre e aprì la porta.
Conclusa la compera, la vecchia disse:
-Adesso voglio pettinarti per bene-.
La povera Biancaneve, di nulla sospettando, lasciò fare; ma non appena quella le mise il pettine nei capelli, il veleno agì e la fanciulla cadde priva di sensi. 
– Portento di bellezza!- disse la cattiva matrigna: - è finita per te!- e se ne andò. 
Ma per fortuna era quasi sera e i sette nani stavano per tornare. Quando videro Biancaneve giacer come morta, sospettarono subito della matrigna, cercarono e trovarono il pettine avvelenato; appena l'ebbero tolto, Biancaneve tornò in sé e narrò quel che era accaduto. 
Di nuovo l'ammonirono che stesse in guardia e non aprisse la porta a nessuno.
A casa, la regina si mise allo specchio e disse:
- Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?
Come al solito, lo specchio rispose:
- Regina, la più bella qui sei tu; ma al di là di monti e piani, presso i sette nani, Biancaneve lo è molto di più.
A tali parole, ella rabbrividì e tremò di collera.
– Biancaneve morirà,- gridò,- dovesse costarmi la vita -.
Andò in una stanza segreta dove non entrava nessuno e preparò una mela velenosissima. 
Di fuori era bella, bianca e rossa, che invogliava solo a vederla; ma chi ne mangiava un pezzetto, doveva morire.
Quando la mela fu pronta, ella si tinse il viso e si travestì da contadina, e così passò i sette monti fino alla casa dei sette nani.

Bussò, Biancaneve si affacciò alla finestra e disse: 
- Non posso lasciar entrare nessuno, i sette anni me l'hanno proibito.
- Non importa,- rispose la contadina,- le mie mele le vendo lo stesso. Prendi, voglio regalartene una.
- No,- rispose Biancaneve,- non posso accettar nulla.
- Hai paura del veleno?- disse la vecchia.- Guarda, la divido per metà: tu mangerai quella rossa, io quella bianca -.
Ma la mela era fatta con tanta arte che soltanto la metà rossa era avvelenata.
Biancaneve mangiava con gli occhi la bella mela, e quando vide la contadina morderci dentro, non potè più resistere, stese la mano e prese la metà avvelenata.
Ma al primo boccone cadde a terra morta.
La regina l'osservò ferocemente e scoppiò a ridere, dicendo:
- Bianca come la neve, rossa come il sangue, nera come l'ebano! Stavolta i nani non ti sveglieranno più -. 
A casa, domandò allo specchio: 
- Da muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella ?
E finalmente lo specchio rispose: - Nel regno, Maestà, tu sei quella.
Allora il suo cuore invidioso ebbe pace, se ci può esse pace per un cuore invidioso.

I nani, tornando a casa, trovarono Biancaneve che giaceva a terra, e non usciva respiro dalle sue labbra ed era morta. La sollevarono, cercarono se mai ci fosse qualcosa di velenoso, le slacciarono le vesti, le pettinarono i capelli, la lavarono con acqua e vino, ma inutilmente: la cara bambina era morta e non si ridestò. La misero su un cataletto, la circondarono tutti e sette e la piansero, la piansero per tre giorni. Poi volevano sotterrarla; ma in viso, con le sue belle guance rosse, ella era ancora fresca, come se fosse viva. Dissero: - Non possiamo seppellirla dentro la terra nera,- e fecero fare una bara di cristallo, perché la si potesse vedere da ogni lato, ve la deposero e vi misero sopra il suo nome, a lettere d'oro, e scrissero che era figlia di re. Poi esposero la bara sul monte, e uno di loro vi restò sempre a guardia. E anche gli animali vennero a pianger Biancaneve: prima una civetta, poi un corvo e infine una colombella. Biancaneve rimase molto, molto tempo nella bara, ma non imputridì: sembrava che dormisse, perché era bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come l'ebano.
Ma un bel giorno capitò nel bosco un principe e andò a pernottare nella casa dei nani.
Vide la bara sul monte e la bella Biancaneve e lesse quel che era scritto a lettere d'oro.
Allora disse ai nani: - Lasciatemi la bara; in compenso vi darò quel che volete -.
Ma i nani risposero: - Non la cediamo per tutto l'oro del mondo 
- Regalatemela, allora,- egli disse,- non posso vivere senza veder Biancaneve: voglio onorarla ed esaltarla come la cosa che mi è più cara al mondo.-
A sentirlo, i buoni nani s'impietosirono e gli donarono la bara.
Il principe ordinò ai suoi servi di portarla sulle spalle.
Ora avvenne che essi inciamparono in uno sterpo e per la scossa quel pezzo di mela avvelenata, che Biancaneve aveva trangugiato, le uscì dalla gola.
E poco dopo ella aprì gli occhi, sollevò il coperchio e si rizzò nella bara: era tornata in vita. 
-Ah Dio, dove sono?- gridò.
Il principe disse, pieno di gioia: - Sei con me,- e le raccontò quel che era avvenuto, aggiungendo: - Ti amo sopra ogni cosa del mondo; vieni con me nel castello di mio padre, sarai la mia sposa-.
Biancaneve acconsentì e andò con lui, e furono ordinate le nozze con gran pompa e splendore.
Ma alla festa invitarono anche la perfida matrigna di Biancaneve. Indossate le sue belle vesti, ella andò allo specchio e disse:
- Da muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?
Lo specchio rispose: - Regina, la più bella qui sei tu; ma la sposa lo è molto di più.
La cattiva donna imprecò e il suo affanno era così grande che non poteva più dominarsi. Dapprima non voleva assistere alle nozze; ma non trovò pace e dovette andar a vedere la giovane regina. 
Entrando, riconobbe Biancaneve e impietrì dallo spavento e dall'orrore.
Ma sulla brace eran già pronte due pantofole di ferro: le portarono con le molle, e le deposero davanti a lei. Ed ella dovette calzare le scarpe roventi e ballare, finché cadde a terra, morta.

Biancaneve di Jachob e Wilhelm Grimm



I significati magici trapelano in modo evidente: filtri, specchio e arti magiche.

L' incantesimo della mela

Non si tratta certamente di mela avvelenata, anzi, la mela aiuta in amore, porta pace in famiglia e allontana negatività. Certo usata in modo negativo può essere usata per allontanare una coppia, per far soffrire ecc.. ma non è certo il nostro caso.

Prendere una mela e tagliarla dicendo la frase:

Mela della Dea
pentacolo di natura
io ti traggo da questo frutto
simbolo di magia
così come voglio
così è così sia!

Osservare che la mela sia perfetta coi sui 5 semini e formi un perfetto pentagramma.
Fare tanti dischetti, passarli su incenso di rosmarino, salvia e timo.Porli  in una polvere di timo e salvia adagiati in foglie di quercia, felce o melo. Lasciarli asciugare. Iniziare il tutto in luna crescente avendo cura di girarli spesso. 
Consacrarli con olio di nocciolo (per gli elementali e la conoscenza) o di mandorlo (per uso amoroso). In alternativa e per ogni scopo usare olio di olivo. 

Per consacrarli porvi sopra le mani e visualizzare l' energia che li avvolge enunciando in rima lo scopo per cui vorrete usarli.

Con l' olio tracciare un piccolo pentagramma ripetendo la richiesta e chiedendo la benedizione della Dea.

Usarli per gli addobbi dell' albero di yule e degli altari.


Incantesimo mela numero due:

Se ci sono stati litigi in famiglia fate bollire una mela con un pò di zucchero e camomilla fino a far asciugare tutto il liquido e fumigate con essa la casa.

Incantesimo mela numero tre:

Con un ramo di melo raccolto in luna nuova si può costruire la bacchetta per la pace in famiglia.
Si raccoglie un ramo di melo di circa 33 cm e si fa seccare avendo cura di tenerlo pulito dalla muffa e che non si curvi. Ripulirlo anche dalla corteccia e cartaggiarlo con la carta vetrata e decorarlo con pietre della pace e tenerezza: lapislazzuli,zaffiro,turchese,topazio.crisolite e alessandrite.. scegliete la pietra o le pietre  con le quali siete in armonia e che avete a disposizione. Con un filo di rame o argento potete applicare delle campanelle.
Si può usare a turno in casa durante una discussione: va tenuta in mano  da chi sta parlando e poi va via via passata  perchè ognuno possa dire la propria opinione con calma.

La Dea da invocare ,oltre ai soliti Lari è la romana Armonia.

A proposito di specchi.. se  si rompe:

Uno specchio che si rompe è considerato un fatto di cattivo augurio fin dai tempi dell' antica Roma.Specchiandoci noi riflettiamo la nostra immagine perciò qualsiasi crepa o deformazione è come se l' energia negativa colpisse noi.Siccome igli antichi Romani pensavano ci volessero  7 anni a guarire interamente il nostro corpo si credeva  ci volessero 7 anni a recuperare la salute,dovuta alla rottura dello specchio. Questa convizione si rafforzò ai tempi della Venezia dei Dogi ,quando gli specchi erano di incomparabile bellezza.Succedeva che qualche volt , una serva rompesse lo specchio della padrona e allora erano guai seri per la domestica che ne passava di tutti i colori.


Se capitasse a noi come potremmo trasformare il negativo in positivo?


Io conosco 3 metodi per fare ciò... 

il primo consiste  passarli tra i fumi di un incenso di olibano e salvia e poi  tenerli a bagno x 7 giorni con pirite tipo quarzo , ametista ecc .


Buttare tutto in un corso d' acqua e nel secondo caso però si tengono le pietre e si purificano, e NON ci si pensa più per non rafforzare nessuna negatività.


Oppure si può prendere un vasetto con coperchio e sopra ci si attacca uno specchietto rotondo (tipo quelli della cipria) poi dentro si mettono i frammenti si chiude e si lascia su una finestra al sole:Sarà un ottimo rimedio anti malocchio.


L' importante è non farsi prendere dal panico: certe tradizioni negative funzionano perchè si da loro forza.... trasformiamo sempre il negativo in positivo.

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