mercoledì 26 giugno 2013

Mavara, La Magia In Sicilia

In Sicilia la strega prende il nome di Mavara, termine spesso interpretato come “ammaliatrice” oppure può essere definita “A Signura”.
In un’epoca in cui i medici sono troppo rari o costosi per il popolino, alcune donne si rivelano “guaritrici” in grado di alleviare o guarire da alcune malattie, che oggi non rappresentano quasi mai un pericolo ma che in quel periodo erano un problema o un rischio reale.
Le streghe o Mavare svolgevano così la loro opera di curatrici, utilizzando nelle loro misteriose pratiche, i segni e le “preghiere”, nonchè le proprietà di determinate piante dei luoghi circostanti.
Le loro pratiche mettevano al sicuro da opere di malocchio e i loro riti aiutavano le donne quando rimanevano sole a casa perchè gli uomini erano in alto mare per la pesca… un ritardo metteva in allarme le compagne dei marinai e le Mavare dopo opportune preghiere interpretavano dei segni che indicavano se il pericolo era reale o se l’ uomo sarebbe tornato a casa sano e salvo così come mi è stato narrato da alcune donne del luogo .
Anche i questo caso gli elementi sono i più semplici e il profano si mescolava con il sacro,
Il pricantozzo o ‘rrazione era composto da una invocazione,dalla descrizione della malattia da guarire o della situazione oppure della descrizione di un episodio della vita di Gesù o dei Santi, e infine l’esortazione al male ad abbandonare la vittima. All’orazione seguiva un rituale da svolgere.Spesso lo scopo dello scongiuro era quello di “liberare” gli individui colpiti da malefici vari, spesso, o quasi sempre, il malocchio o “occhiu rassu” (occhio grasso)fatto anche in maniera inconsapevole dagli stessi familiari della vittima magari nel corso di una discussione familiare. Quando gli amuleti e le pratiche superstiziose non bastavano a contrastare il malocchio si ricorreva alla Mavara che veniva ricompensava con la “truscia” che in pratica era un pagamento coi prodotti della natura.Era diffuso anche l’ uso di una sorta di amuleto consistente in un santino contenuto in un sacchetto e legato con un filo rosso al bulbo di una pianta
Uno dei rituali più diffusi prevedeva l’ uso di sale,olio e acqua.Dopo aver recitato la formula, in un piatto contenente dell’acqua si versano cinque gocce d’olio: se l’olio scompare esiste il malocchio, nel caso contrario non c’è.
Il rituale va ripetuto 3 volte e concluso con 4 segni della croce. Si getta il tutto in un luogo appartato e non frequentato da nessuno .
Naturalmente c’ erano anche rituali atti a danneggiare e anche qui ci si avvaleva dell’ uso di prodotti naturali quali ad esempio il limone…
“A Ruminica a missa porta nù limuni e ammucciuni vattiulu e pizzicuniulu. Quannu torni a casa incilu ri spinguli ecc….”
“La Domenica a messa porta un limone e di nascosto battezzalo e prendilo a pizzicotti. Quando torni a casa riempilo di spilli ecc.”
oppure del sangue mestruale per i legamenti…sangue che poi va aggiunto ad altri ingredienti e caricato con opportune formule e gesti.
Le streghe spesso erano associate a figure di donne che per qualche motivo non si erano sposate e che si vendicavano sui bambini i quali,se al mattino avessero riscontrato delle treccioline annodate sul lato sinistro della testa significava che durante la notte avevano ricevuto la visita di una strega che aveva praticato una fattura ( se era una donna a svegliarsi con i capelli intrecciati poteva essere che era uscita con le Donne di fuora, era cioè anch’essa una strega).
Ma per i bambini poteva essere anche una benedizione e quindi non andavano sciolte perchè questo avrebbe fatto arrabbiare le donne di fuora (le streghe) che avevano impartito la benedizione stessa.



Le Donne Di Fuora



Secondo la credenza queste donne escono in astrale e devono avere le caratteristiche di essere belle, giuste,avere la virtù del silenzio e dell’ubbidienza alle decisioni prese insieme con le compagne
.Infatti esse si trovavano insieme in un gruppo di 33 potenti creature a capo delle quali c era una ” signora ” di Messina.Chi voleva ricevere in casa la visita di una “bella signora” doveva prima della mezzanotte,fumigare la casa con dell’incenso, foglie d’alloro e rosmarino.
Il profumo faceva da richiamo e se anche esse non si lasciavano vedere da nessuno, il loro passaggio si sentiva nei rumori impercettibili.
La donna di fuora viaggiando in astrale, avvisava prima di coricarsi coloro che erano in casa che la notte sarebbe di uscita, e proibiva a tutti di toccarla per non essere disturbata e turbata durante la sua uscita.
Questo avveniva tre volte la settimana,il martedì, giovedì e sabato quando le donne di fuora si incontravano per decidere sulle malie da fare o da sciogliere.



Erice



Erice (Èrici o U Munti in siciliano) è comune della provincia di Trapani,posto sull’omonimo Monte Erice,Il nome deriva da Erix un personaggio mitologico, figlio di Afrodite e di Boote, ucciso da Ercole. Fino al 1934 era denominato Monte San Giuliano. sulla cui sommità si erge un Castello fatto costruire nel XII secolo dai Normanni ove anticamente era preesistente un tempio dedicato a Venere Ericina.La leggenda narra che Venere salvò Bute dalla morte quando esso si tuffò in mare attirato dalle Sirene. Dalla loro unione nacque Erice,che per onorare la madre costrui il tempio.Le sacerdotesse che accoglievano i visitatori due volte l’anno celebravano col rito delle colombe la partenza di Afrodite da Erice verso il Santuario di EL KEF, fra Tunisi e Cartagine e il suo ritorno.Da allora Venere, e poi con l ‘ avvento dei Romani, Afrodite divenne la protettrice dei marinai, e sulla rocca si arrampicavano uomini di tutto il Mediterraneo per ottenere amore e protezione.Tradizione che si ripete ancora oggi, durante i matrimoni, per propiziarsi sia la benedizione che il “ritorno” della Dea. e al termine delle Celebrazioni Pasquali, o di altri riti primaverili.

CATALABIANO

Calatabiano è un comune nella provincia di Catania(Cattabbianu in siciliano) dove, oltre all’ antico castello costruito dagli arabi e successivamente rimaneggiato dai normanni e ad altri importanti monumenti, si trova la Chiesa di San Filippo Siriaco che nel marmo della facciata, che riporta la data 1482,è scolpita una scritta misteriosa.La leggenda racconta che custodisce il segreto per conquistare un tesoro nascosto nelle viscere del monte Castello,dove sarebbe racchiusa un’enorme quantità di monete d’oro.Nessuno è riuscito ad interpretare la scritta fino ad ora ma la leggenda dice che lo farà un cavaliere che arriverà in groppa a un cavallo bianco e che riuscirà, quindi ad arrivare al tesoro.FATA MORGANA La Fata Morgana contrariamente al nome,è un fenomeno ottico che si presenta spesso in estate nello stretto di Messina e nell’isola di Favignana , quando colonne, torri, palazzi, selve e  rovine sembrano muoversi ed ondeggiare.Guardando da Messina verso la Calabria, si vede la città sospesa nell’aria, ingrandita e moltiplicata, viceversa, guardando da Reggio verso Peloro,la città di Reggio si specchia nello stretto.La leggenda vuole che fosse opera di una maga, la famosa Fata Morgana regina dello stretto che cercava di ingannare il navigante per confonderlo nella navigazione e attirarlo a sè. 

ZUCCHI 

La Notte di Natale o di Capodanno( a Siracusa),in alcuni paesi della Sicilia, specie in alcuni paesi etnei, sui Nebrodi, nella provincia di Enna, Messina, e Siracusa, vige l’ abitudine di accendere un grosso fuoco nella Piazza principale davanti alla Chiesa Principale , allo scoccare della mezzanotte. I falò sono detti zucchi (dai grossi ceppi di legno usati per accenderli) e la festa natalizia è detta zuccata.Anche a Messina i falò vengono accesi nelle sciumare, cioè nei corsi asciutti dei fiumi, per propiziare l’abbondanza d’acqua.A Siracusa il fuoco ha carattere esoterico.Per accendere il falò si utilizzano tronchi di arancio o limone, le cui fragranze aromatiche sprigionano molto fumo che si eleva in cielo e si lancia nel fuoco incenso , zucchero e sale. UOVA Nel giorno del venerdì santo  le donne di Trapani e di Palermo  usavano  conservare le uova fatte dalle loro galline.Poi ogni venerdì si recavano alla chiesa delle Anime dei corpi decollati per offrire il loro rosario. Le donne andavano quindi ad origliare sopra una lapide per trarre auspicio se ciò che esse anelavano venisse loro concesso.







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