mercoledì 19 giugno 2013

Italia magica

 Magia Della Calabria e Della Basilicata 

La magara è la tipica strega della Calabria e della Basilicata che opera la magarìa (magia). Come già detto i contadini e il popolino, per sopravvivere, hanno sempre fatto uso delle erbe per curarsi ed a esse associavano preghiere Cristiane e segni.Questa magia popolare viene ancora tramandata seguendo antiche regole e tradizioni che vanno severamente rispettate.. questo insieme di preghiere, segni e uso di prodotti della natura è diffusa in tutta Italia ha regole e ingredienti che variano secondo il luogo o la regione ma hanno spesso elementi che le accomunano.Esse vanno  tramandate  solo in determinati periodi dell’ anno e quasi tutte le regioni fanno uso di acqua e olio ,specie per sciogliere il malocchio.Ai tempi di  Napoleone ( anche se poi lui stesso aveva l’ abitudine di evitare , per quanto possibile , di iniziare una battaglia di venerdì), i francesi tentarono di catalogare questa forma di magia con lo scopo di estirpare le superstizioni.Ma essa ha origini antiche ,come è per la magia di tutte le altre regioni , e va a ricongiungersi ai cicli stagionali , che i contadini seguivano per la coltivazione dei campi e la pastorizia. Era dunque un concentrato di insegnamenti e usanze antichissime , in cui l’uomo trovava la forza e la fiducia per vivere in tempi duri ,dove la scienza medica era ristretta a pochi e solo i più forti riuscivano a passare i delicati primi anni di vita..Essa racchiude le conoscenze degli antichi popoli che hanno toccato e vissuto questa terra.Una magia che molto aveva del pensiero Greco e che si era fusa ai simboli e alle preghiere Cristiane.In sostanza le esigenze del popolo,anche nel passare degli anni e delle generazioni , riguardavano sempre l’ agricoltura e la pastorizia dal lato pratico e i cicli delle stagioni e della vita dell’ uomo per quello spirituale..la nascita , il matrimonio ,la morte…ma anche la ruota dell’ anno ..La fede e la chiesa nei suoi riti si accostavano a queste necessità.In Calabria il Natale ,per esempio, è particolarmente sentito , si sente nell’ aria coi profumi dei suoi piatti caratteristici.. ma c’ è di più..è la conoscenza di un popolo che racchiude un arte antica seppur semplice che è molto preziosa..il tramandare tradizioni vestite di un fascino particolare…

 Era certamente molto diffusa la superstizione e molti accorgimenti nella raccolta delle erbe erano legati ai fenomeni atmosferici, ai ritmi della luna, determinati movimenti o preghiere.La Magara, come ogni strega è spesso rappresentata a tessere:essa ha in mano il potere del destino dell’ uomo.. ne tesse la trama… e può essere strega buona o strega cattiva ..una donna dotata di doppio volto..capace di curare e costruire ma anche di far del male e distruggere .  Ecco i vari decotti per curare a base di erbe :Salvia e Veronica per sciacqui in caso di afte o decotti e impacchi sull ombelico per i dolori di pancia.I normali condimenti:olio, burro uniti alla cenere servivano per gli ingorghi della mammella..ma non mancavano nei casi più delicati gli interventi dei sacerdoti con le benedizioni seguite da impiastri di erbe … vi erano compresi, inoltre,elementi della natura quali le ragnatele o lo sterco.
Le capacità di queste persone si estendevano anche agli animali sui quali riuscivano ad avere il commando.. questa dote era stata trasmessa secondo la tradizione da S.Paolo e aveva lo scopo di scacciare animali nocivi dai luoghi abitati e dai campi…capacità però anche presente  capacità però anche presente nelle Magare che facevano uso della magia oscura.






 Ecco allora l’ uso di oggetti e ingredienti atti a nuocere o legare..coi filtri o le formule con il sangue e gli umori corporei.Vi era quindi la possibilità di compiere atti nocivi o trasformazioni:la magara che si mutava in animale  libera di vagare nella notte.. Ma non mancavano le Magare buone che scioglievano questi rituali usando simbologie e parole impressi di forte carica emotiva…a questo si univa il pensiero che alcune manifestazioni naturali ma dannose ,quali la grandine o un violento temporale erano dovuti a spiriti oscuri che ostacolavano la vita dell’ uomo…e quindi si ricorreva alle preghiere dettate a un  specifico Santo, in questo caso Santa Barbara protettrice dalle tempeste e dalle esplosioni.   
                                                                                                                                                                   Tra  i diffusi metodi di protezione troviamo  l’ oggetto di ferro per difendere le culle dagli scherzi del piccolo popolo oppure conchiglie o elementi vari trovati sulla spiaggia come la pietra di polipo o in mare come il corallo rosso. Anche le legature delle reti dei marinai sono coinvolte quali oggetti da trasformare in amuleti.Naturalmente  vi è spazio anche per gli elementi sacri quali scapolari e brevi ..sacchettini contenenti immagini benedette e palma o olivo benedetto.Anche gli anmali , i quali sentivano o vedevano la presenza degli spiriti del male erano tutelati con immagini benedette e croci appese in stalle. I bachi da seta erano protetti da chiodi e non mancano le preghiere ,dedicate ai Santi, per   una   buona produzione con relativo segno della croce durante la Messa . Vi era inoltre l’ uso di appendere maschere, tradizione diffusa anche in Basilicata e altre regioni… Per proteggere i marinai era utile una piccola sirena d’ argento o un pesciolino da tenere con sè.Tra le piante più  usate vi era la ruta che toglieva 7 mali e tra gli oggetti più simpatici le pietre specie se avevano caratteristiche particolari ed erano rinvenute presso le chiese.…Per ciò che riguarda  i carmi ricordo le segnature particolari agli occhi legati alle preghiere di S: Lucia e all’ uso delle gocce d’ olio fatte cadere in un piatto d’ acqua per togliere il malocchio.Formula segreta  che va tramandata proprio alla vigilia di Natale a membri della  famiglia.La magia nera si avvaleva  invece delle celebrazioni del Natale per inserirvi rituali di legamento o sofferenza.Naturalmente non posso divulgare le segnature e i carmi che mi sono stati affidati da una Magara ..essi perderebbero valore e forza..spesso queste formule vengono descritte e rivelate in libri o articoli ma questo serve solo a far perdere le proprietà.. Fra le abitudini una bella e pittoresca mi era stata descritta da un anziana signora… al momento del parto si solleva la puerpera dai sudori bagnadole la fronte con acqua fresca mentre si pregavano determinati Santi e ardeva una lampada davanti all’ immagine di s.Anna madre di Maria.



Magia In Veneto


 Le mie origini paterne sono legate alla Lombardia, una famiglia antica che vive nelle terre lambite dal Ticino.Dal 1500 la mia famiglia , generazione dopo generazione ha visto svolgersi gli eventi storici di questa terra, legata al casato dei Visconti, e ancora prima era presente nelle terre della Brianza.Da parte materna ,invece, è il Veneto la mia terra di origine.Una regione dove magia e religione si accompagnano legate alle vecchie tradizioni contadine.Ancora adesso ho il ricordo della casa della mia bisnonna.Un antica tradizione Veneta era il Filò.Le famiglie si radunavano nelle stalle di inverno e lì si pregava, si facevano lavori,si leggeva si raccontavano favole,si filava,si parlava mentre si sgranavano le pannocchie.Quando il filò coinvolgeva più famiglie potevano nascere nuovi amori minuziosamente controllati dai famigliari della ragazza.Favole e leggende antiche come quelle delle Beate Donnette, creature femminili

che vivevano nelle grotte in cui ricavavano una magica cucina e che raccoglievano erbe,frutti dei boschi e parlavano con gli animali.Streghe buone dunque, spesso confuse con le fate che donavano di cuore a chi si dimostrasse buono e che usavano i prodotti dei boschi per unguenti, magie , tisane e pozioni.Oppure degli Spiriti dei boschi, i Salvanel: si intuiva la loro  presenza perchè tra i  loro scherzi c ‘era quello di battere le pietre o battere le mani, ogni tanto facevano confondere i contadini che alla mattina trovavano le trecce nelle criniere dei cavalli ma si rabbonivano se si regalava loro la stoffa rossa per un nuovo vestito.I Gambarell invece vivevano accanto alle pinete e spiavano gli uomini per far loro scherzi: Avete presente quando ci spariscono le cose da sotto il naso? quando diciamo :”è stato uno spirito burlone?” ecco è stato un Gambarell.Per spaventare i bambini e far si che non si allontanassero troppo nei campi si ricorreva al barabau.In effetti la terra veneta era ricca di coltivazioni e di corsi d’ acqua per innaffiare i campi stessi con conseguente pericolo specie all’ imbrunire.I canali erano e sono numerosi , necessari per una terra agricola.Così per evitare che i bambini, con la loro voglia di gioco e di avventura, potessero avvicinarsi ad essi o perdersi nei campi si riccorreva a questo folletto.Non tanto per la statura,ma quanto per l’ aspetto assomiglia a un orco e si soffermava nelle stalle.Se il contadino era generoso e meritevole rendeva meno oneroso il suo lavoro, altrimenti si incattiviva .A un certo momento ha lasciato questa dimensione del mondo degli umani e appare solo se chiamato.Ma i
più dispettosi sono i Massariol che oltre a disturbare la semina, i cani delle greggi, di sturbavano anche gli sposini in luna di miele. Vero è che un tempo non c’ erano i viaggi di nozze o erano molto rari o si limitavano a una gita giornaliera, ma questo folletto dal cappuccio verde non risparmiava le prime notti nè quelle a venire.Andava un pò meglio con i Mazarul che si limitavano a partecipare nascostamente ai banchetti domenicali, quando i maccheroni erano conditi con sugo di carne, o si infilavano nei portici e nelle cantine per far sparire qualche salame!Come già detto i corsi d’ acqua sono molto comuni in terra veneta e quindi tra gli Spiriti della natura non possono mancare le Ondine , elementali dell’ acqua che qui prendono il nome di Anguane,il cui aspetto e il canto rassomiglia a quello delle sirene.Possiamo dire che queste creature sono sirene di acqua dolce che usavano danzare come le fate assieme ai folletti.In molte di queste figure trovo riscontro con creature Sarde e di altre regioni di cui ho già scritto.. come le Fade veneziane che ricordano le Panas.Come loro sono donne morte di parto che fanno il bucato e che non vanno disturbate perchè altrimenti si inferociscono.In effetti queste antiche figure sovrannaturali sono presenti nel folklore di tutta Europa.Generalmente sono pericolose e si riconoscono dal loro modo di lavare piuttosto rumoso e dal candore dei loro abiti, ma possono essere generose se le si aiuta a patto che poi si mantenga ciò che a loro è stato promesso ,pena la sparizione del tesoro già concesso.Per quanto era riferito alle streghe esse erano spesso riconducibili a donne in possesso del libro del commando, che patteggiavano col demonio e che non raramente si impossessavano di oggetti sacri (ostie che si procuravano fingendo di fare la comunione, olio e acqua santa,ulivo e corda della campana quale protezione).Il 7 era il numero magico ancora una volta spesso presente nelle loro formule:7 pizzicchi di terra del cimitero o delle 7 fontane.. che già abbiamo visto nella magia siciliana e di altre culture!Le streghe si radunavano agli incroci delle strade, spesso un quadrivio, dove, ancora adesso , si trovano croci o simboli religiosi con lo scopo di esorcizzarle.Anche il trivio era visto come luogo negativo ma anticamente era associato a Ecate, Dea dei croccichi , per cui rimane la tradizione di accendere i falò per San Giovanni,
quando le streghe si recavano nei campi a raccogliere erbe. Il fuoco assunse quindi  funzione purificatrice.Questa magica notte, come  ha insegnato la mia nonna, assieme a quella del primo maggio, era ideale per la rugiada,che,raccolta la mattina successiva e  usata come tonico,conservava la pelle giovane e bella.

Emilia Romagna
Magia In 
In Romagna si crede al Mazapegul o Mazapegol facente parte di una piccola famiglia di folletti della notte, della quale fanno parte diverse tribù quali i Mazapedar, i Mazapegul, i Mazapigur, i Calcarel e fuletà.
Secondo la tradizione popolare romagnola l’ aspetto di questo folletto è un po’ scimmia e un po’ bambino, dal carattere dispettoso che tende ad invaghirsi delle giovani donne a cui si diverte a scompigliare i capelli e adagiarsi sul loro ventre per togliere loro il fiato…
e non solo… attorglia,nelle stalle, le criniere dei cavalli.
Quando si sospettava che uno di questi folletti facesse visita ad una casa si metteva farina sul pavimento: infatti i Mazapegul lasciavano impronte di gatto…addirittura in un antico documento sembrerebbe ci sia la prova di uno di questi originali folletti:
In un estratto di un contratto di vendita del 9 maggio 1487 nell’Archivio Generale di Forlì (Prot. Gen. Vol. 47, Prot. Spec. I, Fasc. 199)
« «In questo anno in casa de madonna Benvegnuta, sorella de Guaspero Martinello, li era uno spirito ovvero folletto inamorato de la gentile sua massara, gioveneta venere, el quale di continuo faceva svoltare uno bacile intorno a sonari».
Per allontanarli c’ era un particolare rito composto da uno scongiuro e dall’ uso della corda da piadura, cioè di quella usata per legare bovini aggiogati a coppia per il lavoro dei campi.
Si possono anche mettere chicchi di riso sui davanzali o la scopa davanti alla porta oppure un forcone sotto al letto o nelle stalle dove ,tra l ‘ altro speso d’ inverno la famiglia alla sera si ritrovava scaldata dal respiro degli animali.Siccome il Mazzapegul indossa un capellino rosso che lascia davanti alla porta di colei che intende disturbare,se glielo si ruba questi se ne va e non fa più ritorno.Questi accorgimenti si usavano spesso quando le serate erano ventose poichè si riteneva che il vento accompagnasse la presenza del folletto.
Nei racconti popolari della Romagna si ritrova l’ immagine di una vecchina dolce che in realtà è una fatina dall’ aspetto di nonnina sempre pronta a difendere il popolino dagli attacchi malefici.Vive nella cappa del camino o nelle quercie dei cortili o, ancora sui pagliai i quali avevano sulla cima un orinale allo scopo di allontanare le streghe.
Le fate romagnole ricordano un pò la fiaba della bella addormentata del bosco poichè si occupano di dispensare protezione ai neonati.
Durante il loro passaggio, che in vari luoghi dell’Alpe di Romagna, avviene la vigilia dei morti, o la notte di Natale o dell’Epifania era d’ uso lasciare dei doni composti prevalentemente da pani bianchi o rosate focacce oppure recitare paròl faldédi (parole fatate).
Per invocare la Fata del mattino prima di iniziare la giornata o viaggiare si recitava il seguente scongiuro:
Turana, Turana – Rispondi a chi ti chiama – Di beltà sei regina – del cielo e della terra – di felicità e di buon cuore.
Piligrèna
I fuochi fatui sono misteriose luminosità, simili a deboli fiammelle, che si vedono molto raramente di notte, all’aperto, sul terreno specie in inverno e si considera siano dovuti alla combustione naturale di gas prodotti dalla decomposizione di materiale biologico del terreno.
In Emilia Romagna sono detti La Piligrèna (pellegrina) e venivano usati a spaventare i bambini per evitare che andassero nei cimitero di notte. Le madri li apostrafavano così: Sta ‘tenti ch’la j è la piligrèna c’at ciàpa!.in effetti questo tipo di combustione si manifesta prevalentemente nei cimiteri e presso le paludi.


(alcune di queste informazioni sono tratte da wikipedia).






Nella zona del modenese la guaritrice tradizionale prende generalmente il nome di stariòuna e le guaritrici benefiche sono chiamate “dànni chi fàn i sgnadùri” quindi ‘donne che fanno le segnature o “dànni chi sàgnen” cioè ‘donne che segnano’ mentre il malocchio assume il nome di melòc’.
La pratica di guarigione è detta sgnadùra ‘segnatura’ ma “tecnicamente” viene chiamata avérta ‘apertura’ e consiste in un’imposizione delle mani accompagnata da segni tracciati sulla parte malata e da litanie che sono poi appositi scongiuri cantilenati.
Naturalmente le formule sono segrete e come sempre vanno tramandate durante giorni particolari pena la perdita dell’ efficaccia degli stessi per cui se “il paziente ” può vedere chiaramente i gesti della guaritrice non può venire a conoscenza delle formule che sono ripetute a voce bassa dalla stessa.


Vi sono modi diversi di operare l’ averta che si può fare con le mani bagnate nell’acqua:
In questo caso l’ acqua viene raccolta in un corso d’acqua tenendo però la direzione contraria alla corrente e poi fatta bollire in un tegame sotto due rami di vite disposti a croce.
Altro modo che si avvale dell’ elemento aria è praticato tracciando con le mani tre cerchi o tre croci oppure con un manarèin che è un’accetta di piccole dimensioni o anche con un ‘ altro oggetto di metallo che può anche essere una parte in ferro battuto del carro agricolo.
La vita un tempo era scandita dai ritmi della natura e dai tempi dei raccolti..il carro agricolo e i buoi hanno assunto forza e significati magici fin dalla notte dei tempi e sempre nel modenese era presente , nel retro dei carri di una parte chiamata maledisiòun ‘maledizione’. Essa era in realtà una protezione che era attivata dalle immagini forgiate sul ferro: piante e elementi della vegetazione quali viticci, foglie a punta a ricordare una lancia (per spezzare le parole maledicenti) terminanti in teste di serpi, draghi o teste umane.
Gli elementi in metallo sono spesso presenti in questi scongiuri come ad esempio l’ uso di una pentola in rame opportunamente purificata sotto la neve per 3 giorni nel periodo invernale e tenuta costantemente fuori casa
Spesso si usa confezionare del sacchettini di stoffa .. i cosidetti scapolari o brevi che racchiudevano frasi e litanie scritte o santini associati ad altri oggetti o reliquie.
In alcune zone si usava l’olio benedetto tiepido da introdurre ( 2-3 gocce) nell’ orecchio che poi si tappava  con un batuffolo di cotone o di ovatta. Se a volte entrava un corpuscolo dentro l’occhio si ricorreva alla pietrina di s. Lucia che veniva custodita in una scatolina di ferro avvolta nel cotone idrofilo e si poneva sotto alle palpebre allo scopo di eliminare il corpo estraneo o comunque per guarire dall’infiammazione.
Un tempo capitava spesso ai neonati di perdere peso e questo per loro poteva essere pericoloso . Si procedeva a un rito che constava di pane e di lievito.
Si faceva il pane e si ricavavano 9 palline di lievito che andavano segnate con un coltello al rovescio e si facevano poi asciugare mezza giornata indi le si dividevano e si mettevano a sciogliere in acqua e vino dopodichè si usava il tutto per lavare il bambino che veniva poi tamponato e avvolto nel lino bianco per poi essere rilavato in acqua e sale.
L’ acqua rimasta si usava per l’ innaffiatura di una pianta che veniva poi ben curata perchè rappresentava la crescita del bambino.
La capacità di guarire veniva tramandata o per nascita o per ereditarietà.Come già detto i bambini nati con la camicia potevano guarire specifici mali.


Magia In Piemonte

Le Masche
La parola masca è parola di origine incerta originaria  forse dal longobardo maska, che indica uno “spirito soprannaturale” cioè l’anima di un morto o da mascar,etimologia provenzale che significa  borbottare,in questo caso borbottare formule magiche.Nella tradizione popolare è una figura che rappresenta una donna anziana di aspetto solitamente sgraziato o  anche, a volte, giovane e avvenente ma sempre dotata di poteri sovrannaturali.Una masca eredita questa capacità dalla madre o dalla nonna assieme a un libro (detto del Comando).A questo punto mi fermo un attimo su questo importante libro.Questo è un antico libro dove sono scritte formule magiche atte a commandare spiriti più o meno benevoli. Prende delle connotazioni poi diverse secondo le varie zone d’Italia.Molti confondono il Libro Delle Ombre o il Libro Specchio col Libro Del Commando.I primi sono una  raccolta di incantesimi e pratiche legate all’ uso delle  erbe, scongiuri riti ecc…,una sorta di diario della strega ove essa annota le sue conoscenze  mentre il libro del Commando si vocifera fosse scritto dal Diavolo stesso o comunque raccoglie formule atte a ottenere proprio il “commando” sugli Spiriti e sulle situazioni.Si dice che per liberarsi di questo libro esso andava bruciato a un incrocio,mi sembra di 3 strade, dove era posta una croce.Nel caso del Piemonte non si sa bene inquadrare come esso sia strutturato ciò che è certo è che è raro , viene tramandato ma è possibile anche acquistarlo da un “Settimino” una sorta di mago-guaritore operante proprio in Piemonte.Altro modo era copiarlo a mano in un grosso quaderno recandosi alle 2 di notte a casa della  masca stessa. Naturalmente questo avveniva in forma ritualistica non era un semplice copiare , in cui era coinvolto anche il demonio.Le masche davano in eredità i loro poteri e usavano formule particolari…chi ho conosciuto io  mi ha rivelato che la formula è “ti lascio il mestolo” stringendogli la mano… le masche avvevano l’ obbligo di lasciare i poteri in eredità.Mi ha anche raccontato che subito dopo aver ceduto il “mestolo” la masca è morta e una grossa mosca ha girato per ore nella stanza.Molti tentavano, naturalmente e compostamente di farla allontanare ma questa rientrava misteriosamente nella camera. “Le la Masca”diceva qualcuno…Un altro modo per diventare masca avveniva in in maniera particolare… sembra che se un sacerdote dice messa e si accorge della presenza di una masca  (nel culto popolare le streghe entrano in chiesa per formulare scongiuri, a volte) e una donna in quel momento lo toccava avrebbe avuto in sè i poteri della masca. Per evitare che scappasse dalla chiesa si metteva un crocefisso nell’ acquasantiera e si pregava silenziosamente.Ci sono metodi segreti per difendersi dalle masche.. gli indumenti , specie dei bimbi devono essere custoditi e non stesi  alla portata di mano e di sguardo altrui  altrimenti vanno fatti bollire oppure fatti benedire. Anche il nutrirsi col pane benedetto era di rimedio contro i malefici oppure benedizioni
accompagnate da una specie di rituale.I bambini andavano fatti passare per un corso d’ acqua ,fiume, torrente ecc.. e questo per 3 volte , ogni volta andavano  fatti benedire da un prete diverso.La persona da me conosciuta mi disse che un giorno vide suo nonno prendere le catene della stalla e metterle a bollire , dopo di che si mise a picchiarle. A quei tempi i bambini non osavano neppure, per soggezione,domandare ad un adulto cosa stesse facendo,ma quei gesti erano strani , con molto imbarazzo la bambina chiese cosa vollessero dire.”Le masche mi hanno fatturato le bestie … adesso le attiro e scopro chi di loro è stato”.La risposta al momento non le fu chiara ma poi crescendo, capì cosa voleva dire il nonno, e capì anche perchè la mamma teneva un cappello del papà sul letto del fratellino di pochi mesi… per evitare che crescesse malato per opera delle masche che entravano nelle case sotto forma di mosca o di gatto nero.Un’ altra volta la sorellina di colpo da  rosea e paffutta com’ era  deperì e divenne inappetennte, la madre,le zie ecc cominciarono a parlare di masche , stregonerie ecc… gli uomini tacevano ma non controbattevano.Fu chiamata una donna del paese  che fece aprire i cuscini . Ecco una treccia  con nastrini arrotolati… fece bollire l’ acqua e vi mise la treccia dopo aver bagnato le mani con acqua e sale.L’ acqua bolliva sulla pentola posta alla fiamma del camino poi evaporò e a quel punto ecco la masca alla porta dolente.In casa poi si fece un mazzetto con ortica, un rametto d’ ulivo, e la malva  che dopo averlo legato assieme con  un cordoncino si usò per affumicare  le stanze della casa . Fuori dalla porta e dalla stalla si riposero 2 scope di saggina. La vecchina poi confezionò poi un breve  con una candela di chiesa e una manciata di sale da tenere nella stanza.
(Questo articolo ha preso come fonte testimonianze orali e ricordi tratti da letture fatte da me anni addietro, ogni riferimento a fatti ,persone o altre fonti sono da ritenersi puramente casuali).


La Strega Di Orta

Uno dei primi roghi, se non il primo,almeno attestato in Italia, riguarda una donna di Orta,.
Essa ammise, di aver calpestato una croce, di essersi  inchinata  davanti al diavolo e di aver provocato  la morte di alcuni bambini con incantesimi e magie: in seguito a ciò madri delle piccole vittime,l’avrebbero denunciata. 

Tale confessione lasciò nel dubbio l' inquisitore che viene citato come  Bartolo di Sassoferrato.
Infatti nel suo “Consilium”, fa menzione dei suoi dubbi al vescovo di Novara.
La perplessità non riguardava la colpevolezza ma la pena da infliggere..
la strega o presunta tale fu arsa attorno al 1340.
Probabilmente non fu la prima strega a subire il martirio, ma la  “strega di Orta“ così come viene chiamata, fu la prima di cui si hanno notizie documentate


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